
all'improvviso MarcoRosè | 00:01 | commenti | Help! | Scrivi,dai
Ah, dimenticavo di dirlo da ieri:
Sono passati nove Mesi
quanto ancora...
(segue da qui) “Cos’è questo aggeggio?” chiese Miller Jung indicando un coso nero con un coso rotondo che gir e chissà quanto consuma questo coso..“E’ un giradischi pà.” “E perché?” “Come perché…serve ad ascoltare la musica.” “E adesso, abbandoni la fattoria?” “Ma pà, ma ascoltare una canzone non è un delitto!” “Mmm…però non fare molto rumore. Le galline odiano, i rumori molesti.” Jomy annuì, mentre il padre chiudeva la porta della sua camera.
Jomy rimase lì per un paio di anni, riempiendo a mano a mano gli scaffali con tutti i dischi non solo degli artisti consigliati dai suoi miti della sagra, ma un miriade di altri artisti folk e altri artisti funk i cui guadagni rasentavano il quarto di dollaro.
Si spostava spesso a Oklahoma City (sempre in treno) e comprò una chitarra acustica nello stesso negozio di dischi in cui era fidato cliente, un locale che due anni dopo sarebbe passato nella mani di Frank L. e Phil Forbes. Chiuso nella stalla centrale in cui era nato, accovacciato nel fieno del piano superiore, Jomy cominciò a comporre quelle che con orgoglio chiamava canzoni.
Mancavano gli spettatori. I suoi fratelli erano ormai già via da un pezzo, i genitori avrebbero minacciato nuovamente di portare anche la chitarra al macello, e la papera Rosalind non forniva un appoggio estremamente caloroso, con il suo occhio vitreo e purulento.
I genitori dimostrarono una volta per tutti la propria ira con il rendiconto annuale del 1980, pochi mesi prima. -0,8%. In effetti, con Jomy irrispettoso della cocciutaggine agricola nel suo sangue, le mucche andavano allo sbando inondando i campi coltivati con muggiti irregolari, e alcuni maiali, (per l’esattezza dodici), avevano finito per mangiare sempre meno e vomitare di nascosto dopo ogni pasto.
Jomy Jung accese il motore del trattore alle 5:23 del dieci settembre 1981. Salì in camera, preparò una valigià in tutta fretta e prese la chitarra. Alle 5:46 i cancelli della fattoria si aprivano, alle 5:47 Jomy Jung era un uomo libero.
Sì, ma libero da cosa? Era quello che si chiedeva imboccando la superstrada che conduceva ad Oklahoma City. Le due mitiche due settimane seguenti, che porteranno Jomy nel Texas (“E io neanche ci volevo finire”), saranno condensate in quello che sarà il primo disco al mondo di folk-funk, l’omonimo. Qui sotto, la copertina. (cliccare per ingrandire, n.d.M.) (3 - continua – tratto da “Jomy Jung –The glass in pub”. 1997 New Tendences Edizioni)